Il caso di Helen Bailey, scrittrice britannica uccisa dal compagno Ian Stewart l’11 aprile 2016 e ritrovata tre mesi dopo in un pozzo nero sotto il garage della loro casa.
L’omicidio di Helen Bailey cominciò come un caso di persona scomparsa. L’11 aprile 2016, la scrittrice britannica di 51 anni sparì dalla casa di Royston, nell’Hertfordshire, dove viveva con il compagno Ian Stewart e stava organizzando il loro matrimonio.
Stewart raccontò che Helen era uscita con il suo bassotto Boris, lasciando un messaggio nel quale diceva di avere bisogno di spazio. Sostenne che la donna volesse raggiungere la seconda casa di famiglia a Broadstairs, nel Kent, ma quella versione venne smentita dalle indagini.
Dopo tre mesi, ma quella versione venne s di ricerche, il 15 luglio 2016, i resti di Helen e del cane furono trovati all’interno di un pozzo nero nascosto sotto il garage della stessa abitazione. Stewart aveva trasformato la morte della compagna in una falsa scomparsa, mentre cercava di ottenere il controllo del suo patrimonio.
Nel febbraio 2017 venne riconosciuto colpevole di omicidio, frode, occultamento indebito del cadavere e intralcio alla giustizia. La condanna fu l’ergastolo con un periodo minimo di 34 anni prima di poter chiedere la libertà condizionale.

Helen Bailey: la falsa scomparsa e il corpo nascosto sotto il garage
Helen Bailey era conosciuta soprattutto per la serie di libri per ragazzi dedicata a Electra Brown. Aveva conosciuto Ian Stewart attraverso uno spazio online frequentato da persone rimaste vedove. Entrambi avevano perso il coniuge e il rapporto nato durante il lutto si trasformò in una convivenza e poi in un progetto di matrimonio.
Secondo quanto stabilito nel processo, Stewart preparò il delitto per mesi. Somministrò segretamente alla compagna lo zopiclone, un sonnifero che era stato prescritto a lui, rendendola progressivamente più debole e assonnata. L’11 aprile 2016 la sedò e la uccise per asfissia con un cuscino.
Dopo l’omicidio portò il corpo nel pozzo nero sotto il garage. Nello stesso punto nascose anche Boris, il cane al quale Helen era profondamente legata, insieme alla federa del cuscino e ad alcuni sacchetti di plastica. Parcheggiò poi l’automobile della donna sopra il tombino per nascondere l’accesso.
Stewart raccontò ad amici, familiari e investigatori che Helen aveva lasciato un biglietto e si era allontanata volontariamente. Non mostrò mai quel messaggio. Per oltre tre mesi sostenne la stessa storia, mentre la famiglia della scrittrice continuava a chiedersi dove fosse finita.
La casa divenne il centro delle indagini soltanto dopo settimane di verifiche. Le nuove ricerche portarono alla scoperta di un secondo pozzo nero, rimasto nascosto sotto il garage. Il luogo scelto per cancellare il delitto era quindi sempre rimasto all’interno della proprietà condivisa dalla vittima con il suo assassino.
Il patrimonio di Helen e il secondo omicidio scoperto dopo la condanna
Il movente riconosciuto dal tribunale fu economico. Helen possedeva beni per oltre 3 milioni di sterline e aveva sottoscritto una polizza sulla vita da 1,28 milioni. Stewart sapeva inoltre che la compagna voleva garantirgli la propria quota della casa di Royston, l’abitazione di Broadstairs e una somma sufficiente per mantenere uno stile di vita agiato.
Nelle ore successive all’omicidio aumentò da 600 a 4.000 sterline un trasferimento periodico dal conto personale di Helen a quello condiviso dalla coppia. Mentre la donna risultava ancora scomparsa, cercò anche di utilizzare la procura che gli aveva concesso per assumere il controllo dei suoi affari finanziari.
La giuria dichiarò Stewart colpevole il 22 febbraio 2017. Il giorno seguente il giudice gli inflisse l’ergastolo con un periodo minimo di 34 anni, riconoscendo la pianificazione del delitto, il movente patrimoniale e il lungo tentativo di nascondere i corpi e ingannare la famiglia.
La condanna riaprì anche il fascicolo sulla morte della prima moglie di Stewart, Diane, deceduta nel giugno 2010. All’epoca la morte era stata attribuita a una crisi epilettica. Un campione di tessuto cerebrale conservato per la ricerca permise nuovi esami, dai quali emerse che la donna era morta per un’interferenza esterna con la respirazione.
Nel febbraio 2022, Stewart venne giudicato colpevole anche dell’omicidio di Diane. La condanna iniziale al carcere a vita senza possibilità ordinaria di rilascio fu successivamente sostituita in appello con un ergastolo e un periodo minimo di 35 anni, calcolato a partire dal 9 febbraio 2022. La morte di Helen Bailey aveva così permesso di scoprire un altro omicidio rimasto nascosto per quasi dodici anni.